mercoledì, dicembre 02, 2009

Volume 3: Shcusa U fra'!

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Telecom Italia contro il Governo di Morales

Il CIADI è un istituto di diritto internazionale per dirimere controversie tra organismi ‘multinazionali’ e governi nazionali. Il suo compito ufficiale è garantire la certezza e la protezione
degli investimenti sulla base degli impegni contratti dalle parti. Nella realtà, da quando è nato nel 1965 all’interno della Banca Mondiale, è divenuto uno dei maggiori strumenti per la limitazione della sovranità nazionale dei paesi a vantaggio degli interessi economici delle imprese multinazionali. Da un lato, è, infatti, vero che soprattutto durante crisi economiche, la sicurezza degli investimenti diventa elemento essenziale per garantire il continuo flusso di capitali da un paese all’altro e che il CIADI dovrebbe garantire o facilitare tale sicurezza. Dall’altro, è altrettanto vero che i paesi in via di sviluppo oggi competono tra loro riducendo impegni fiscali e sociali delle imprese per permettere che quegli stessi investimenti arrivino nei loro paesi. Spesso il risultato sono accordi che, di fatto, vincolano la loro sovranità o la svendono ad attori economici extra-nazionali. Quando e se un paese decide di rivedere tali accordi e possiede sufficiente capitale politico sul suo territorio per riequilibrarli, il CIADI diventa invece un ostacolo difficile da superare e che, come accaduto alla Bolivia, può costringere il paese ad uscirne.

Il caso che ha visto Telecom Italia, attraverso la sua controllata ETI con sede in Olanda, contrapporsi al governo Boliviano per la nazionalizzazione dell’impresa per le telecomunicazioni boliviana, ENTEL, è un importante esempio di queste complesse relazioni tra multinazionali e governi nazionali. Ma soprattutto, ha mostrato ancora una volta quanto seri siano gli sforzi della Bolivia di Morales di contrapporsi alla cultura egemonica globale. Riassumendo, nel 1995 Telecom Italia acquistò la quota di maggioranza di ENTEL e fino al 2001 ENTEL mantenne un controllo quasi totale del mercato boliviano delle telecomunicazioni. Questo garantì importanti utili sia a Telecom sia agli altri soci di minoranza boliviani. Nel 2001, il mercato delle telecomunicazioni fu liberalizzato ma grazie a una serie d’investimenti sulle tecnologie impiegate, ENTEL mantenne, di fatto, una posizione dominante nel mercato nazionale e un accesso preferenziale alle infrastrutture del paese.

Nei documenti del processo si legge che negli anni di Telecom, ENTEL è riuscita a penetrare in zone remote e ha diffuso l’uso della telefonia mobile anche in aree dove le comunicazioni erano state storicamente difficili. In generale, si mostra come ENTEL abbia prodotto un importante servizio ai cittadini boliviani sostituendo quella che prima era una compagnia scadente e antiquata, con una moderna impresa privata capace di portare sviluppo nel paese. Non tutti però la pensavano così in Bolivia e l’arrivo di Morales e il suo “movimento verso il Socialismo” hanno cambiato le cose. Il nuovo governo ha, infatti, contestato la qualità del servizio telefonico ed ha poi accusato i dirigenti della compagnia di corruzione e di mancato pagamento di fondi dovuti all’erario nazionale.

Per questa ragione e seguendo una politica di ricostituzione della sovranità nazionale sul territorio già iniziata con la revisione dei contratti delle imprese d’estrazione di gas e petrolio, il governo nel 2007 ha prima di tutto assunto il 50% del capitale di ENTEL controllato da boliviani (due fondi pensione) impegnandosi però a non modificare la gestione dell’impresa lasciata comunque a Telecom. Poi, all’interno di una generale riforma fiscale, ha preteso il pagamento delle imposte arretrate ad ENTEL come fatto con altre imprese nazionali e non, lasciando in ogni
caso la possibilità a Telecom di rivalersi presso gli organi giudiziari nazionali competenti qualora la decisione non fosse stata considerata giusta.

Nell’accordo firmato da Telecom e l’allora governo boliviano, gli utili ridistribuiti tra gli azionisti erano infatti trattati in maniera molto vantaggiosa. Di fatto Telecom dal 2005 aveva ridotto i capitali investiti rientrando delle spese in infrastrutture che aveva dovuto sostenere dal 1995. In altre parole, in cambio di un trattamento fiscale di favore, Telecom si era impegnata ad investire nelle infrastrutture per le telecomunicazioni in Bolivia sperando di poter sfruttare una posizione di vantaggio nella fiscalità per ridistribuire successivamente dividendi agli azionisti di ENTEL, quindi per il 50% a se stessa. L’arrivo di Morales ha però bloccato questo flusso di capitali in uscita prima che diventasse troppo grande e ha reclamato maggiori vantaggi per il popolo boliviano.

Il ricorso al CIADI nel maggio del 2007 è così divenuto da subito un ricorso che vedeva una multinazionale come la Telecom contestare la nuova forma di sovranità nazionale voluta dal governo democraticamente eletto di Morales. Inoltre, pur non essendoci sulla carta gli estremi per una vera e propria nazionalizzazione dell’impresa ENTEL, Telecom ha considerato l’operato e le parole di Morales come pericolosi per i propri interessi economici in Bolivia perché stava di fatto cambiando il panorama economico del paese. A ben vedere, ciò che Telecom contestava era
la presenza stessa dello stato Boliviano nell’azionariato di ENTEL, considerandolo un pericolo. Ciononostante ad oggi ENTEL continua ad essere un’impresa capace di innovazione e di profitto.

Il governo boliviano così ha semplicemente ricusato tutta la linea del processo presso il CIADI e ha rifiutato le richieste di Telecom. Il CIADI, peraltro, a inizio novembre 2009 ha dichiarato concluso l’arbitraggio iniziato da Euro Telecom Italia (ETI): “il procedimento è stato annullato su richiesta del querelante” si riscontra nel report del CIADI, pubblicato sul sito web (www.icsid.worldbank.org). L’ordine di annotare la conclusione dell’arbitraggio è datato 21 ottobre 2009, in base alla Regola 44 degli Accordi CIADI.

Morales, da parte sua ha continuato per la sua strada ed ha proposto l’abolizione del CIADI per la sua intrinseca natura diseguale, come uno strumento troppo sproporzionatamente in favore delle imprese multinazionali. Uscendo dall’organismo, non ha inoltre lasciato molte speranze a Telecom per la quale l’unica soluzione al momento sembra essere reclamare giustizia attraverso le leggi boliviane. In conclusione, però, occorre segnalare che la Telecom sta ricorrendo ad un secondo arbitraggio, questa volta davanti alla Commissione delle Nazioni Unite per il Diritto Commerciale Internazionale (UNCITRAL, sigla in inglese).

mercoledì, novembre 25, 2009

Volume 2: Sovversivi

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Il concetto situazionista di gioco si pone come qualitativamente diverso da quello che si e' affermato negli ultimi due secoli in concomitanza all'esaltazione capitalistica del lavoro produttivo: i caratteri fondamentali del nuovo concetto sono la scomparsa di ogni elemento di rivalita' direttamente derivato dall'appropriazione economica, la creazione di ambienti ludici e l'abolizione di ogni separazione tra gioco e vita corrente, tra scherzo e impegno. Il gioco superiore sara' cosi' non-competitivo, sociale e totale. Esso non avra' piu' nulla a che fare con le forme regressive del gioco che rappresentano i suoi ritorni a degli stadi infantili sempre legati alle politiche reazionarie.

Tratto da Perniola, "I situazionisti"

PS: Alvaro Uribe, Presidente colombiano molto vicino ai settori militari e paramilitari del paese, ha studiato legge all'universita' di Antioquia di Medellin, ha conseguito il suo prestigioso MBA presso l'Universita' di Harvard (USA) ed e' tutt'oggi Membro Associato 'Senior' del non meno prestigioso Collegio Saint Antony dell'Universita' di Oxford (Gran Bretagna). Ma noi a Cambridge gli facciamo il culo ad Oxford.

domenica, novembre 22, 2009

Volume 1 : Follia a Cambridge?

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[...]
Nothing is more dangerous for man's private morality than the habit of command. The best man, the most intelligent, disinterested, generous, pure, will infallibly and always be spoiled at this trade. Two sentiments inherent in power never fail to produce this demoralisation; they are: contempt for the masses and the overestimation of one's own merits.
[...]
Is there not something in all that to make a man lose his head and his heart as well, and become mad with pride? It is thus that power and the habit of command become for even the most intelligent and virtuous men, a source of aberration, both intellectual and moral

Tratto da
Bakunin, Il Potere Corrompe anche i migliori

sabato, ottobre 17, 2009

mercoledì, ottobre 14, 2009

Golpe in Honduras

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From Cambridge UK

Da Procesos de Comunidades Negras de Colombia

EL IDIOTA CON TALENTO

El idiota con talento, al menos dos o tres veces al año viaja a Congresos Internacionales de su especialidad auspiciado por la USAID o la comisión Fullbrigth.

Cachas cachirulo, cachas cachimuel o cachas cachascán, o mejores te dibujo?
El idiota con talento abarca mucho y aprieta poco, solían decir los abuelos. Hecho el mucho, cree tenerlas todas consigo porque ha estudiado en universidades gringas y de las europas. ¡Cabrón, me tiene hasta el cogote! Pues todo lo quiere reducir a un acto académico, como si estuviera en alguna mesa redonda, un seminario o una conferencia. A todos manda a callar. Usté no sabe, yo si sabo, pareso papi y mami me cruzaron money, para educarme y desasnarles, tarea de analfabestias.

El idiota con talento anda de beca en beca, de ponencia en ponencia, de planificación en planificación. Cree a pie juntillas que la Pedagogía es la Gramática del pedo y que pasará a la historia al frente de la Secretaría Nacional de Plásticos Desarrollistas (SENPLADES).

No sé si el idiota con talento se acuerde de quién le enseñó a leer y a escribir, de que alguna vez hizo una polla (que tire la primera polla el académico que no copió), antes de dárselas de ducho en lo que a educación superior se refiere y pretende importar el estilo de la Universidad de York o de la Sorbona. Hecho el sabio, dice que la Universidad Ecuatoriana tiene que ser más mejor que la escuela de Frankfurt o de París.

¿Se habrá dado cuenta el idiota con talento que el Ecuador es multiétnico y pluricultural?

Yo tan he ejercido la cátedra en Universidades públicas y privadas, donde los idiotas con talento se reproducen como hongos del pie de atleta y se enojan si no se les llama Master, Doctor o PHD.

El idiota con talento hace gala de su arapiencia intelectual. Entre cóctel y cóctel recita frases aprehendidas de sus autores favoritos, frases que a él le hubiera gustado decir o escribir primero, y casi siempre saca a relucir su ridiculum vitae.

El idiota con talento nunca sale de su cubículo ni para mear, ocupado como está de hacer altas disquisiciones sobre el futuro de la humanidad, evadiendo la realidad, pues lo único que le preocupa es algún día probar su tesis y ganar el premio Nobel.

El idiota con talento, al menos dos o tres veces al año viaja a Congresos Internacionales de su especialidad. Auspiciado por la USAID o la comisión Fullbrigth, colecciona citas bibliográficas y diplomas sobre los temas más inverosímiles, como por ejemplo: “Cómo hablar en los círculos académicos y no hacer el foco”, “Nuevas tendencias para la desintegración regional”, “Discurso de género y sociopolítica del embudo”, etc, etc.

El idiota con talento es aficionado al dios Baco, bebe Cinzano, Gin and Tonic o whisky, olvidándose que antes, cuando era chiro, bebía Trópico, Norteño o Zhumir. En esos trances se siente iluminado y recita como loro los autores que ha leído y repite: ¿Cachas cachirulo, cachas cachimuel, cachas cachascán o mejores te dibujo?
José Villarroel Yanchapaxi

martedì, settembre 08, 2009

Adrenalina

4 giorni nella vereda la Gloria con Don Mario e la famiglia, zona di paramilitari, quelli che poco a poco sono entrati nei quartieri e nelle comunita’ per scacciare le guerriglie e che hanno ammazzato per il sentito dire, per il piacere di ammazzare o di mostrare al comandante di saper usare un’arma. Quelli che ammazzano se fai troppa strada fino a mettere in dubbio il loro ruolo nella zona, come se il loro potere arrivasse direttamente da un loro dio che rende necessarie le morti e non dalle armi con cui possono decidere della vita di chiunque sta di fronte a loro. Quelli che possono anche piacere alla gente perche’ tolgono di mezzo bande e piccoli delinquenti o gente che semplicemente crea problemi. Quelli che creano un ordine in zone dove l’ordine va reinventato ogni 6 mesi, ogni volta che si ammazza un leader, un comandante, ogni volta che si mette in prigione qualche segretario del municipio. Quelli che sono ragazzetti che non sanno bene cosa stanno facendo ma non hanno molte altre possibilita’, che i soldi che arrivano sono buoni per la madre e i fratelli ora che il padre e’ morto. Quelli che hanno cambiato la faccia della Guerra dopo il famoso 1999, l’anno di Clinton e Pastrana, l’anno della Guerra alle droghe, quelli che hanno fatto il lavoro sporco per poi lasciare entrare l’esercito. Quelli che nel frattempo se la passano gestendo vie d’accesso per lo smercio locale di droga. Quelli che la droga la vendono nel barrio. Poca roba, i soldi veri non passano da quelle strade, i soldi veri si muovono sui barconi che salpano dal porto e raggiungono qualsiasi altro luogo. Quelli che sono direttamente legati a personaggi del municipio di Buenaventura, quel Municipio che ha ricevuto i complimenti dal presidente Uribe per la pacificazione avvenuta durante l’ultimo anno. Quel municipio che si dice molto vicino ai cartelli narcos, quei narcos che non vogliono propriamente la pace, vogliono pero’ tranquillita’ perche’ per proseguire il negozio bastano le vie d’accesso, poi i soldi arriveranno a tutti. Quei soldi che devono essere spesi per rimodernare Buenaventura e renderla un polo turistico insieme alle altre spiagge vicine del pacifico oltre che porto all’avanguardia in america latina. Ma cosi’ dicono, non ci sono prove sufficienti, e se ci fossero, chi va dal giudice a chiedere giustizia? E quale giudice sarebbe disposto a darla?

Per tutto questo, per tutta questa apparente confusione che si respira dal basso e per altro ancora, i taxi non ti portano nella vereda, ti lasciano allo svincolo e da li’, fino alla casa di Don Mario, bisogna prendere la moto di uno dei paraco. Nel cammino ti inventi qualsiasi tipo di dialogo improbabile. In quei lunghissimi 15 minuti hai anche parlato di Valentino Rossi e della sua ultima vittoria di Misano. E se non ci fosse Don Mario non sapresti proprio come fare a stare li’ perche’ di scheletri nascosti, metaforicamente e non, la comunità ne ha fin troppi e non vuoi scoprirle da solo queste coste. Allora ringrazi Don Mario, un minatore con spalle larghe che ha visto tanto nella sua vita: 48 anni di viaggi per cercare lavoro, senza soldi, a vagare quando il suo modo di parlare, di avere sempre ragione e di convincere la gente gli creava problemi e doveva andare via, via dalla terra che il nonno decise di lasciare alla comunita’ e di non tenersela per se. Pero’ tornava sempre Don Mario, perche’ quella e’ la terra dei suoi padri, la terra della sua gente e lui sogna di farne un esempio per le altre comunita’ nere della zona, un esempio di autonomia, di altro sviluppo, di altre forme di auto-governo, nonostante i para, nonostante il municipio che non riconosce il loro governo locale e vuole farne una zona industriale, nonostante l’oro su cui sono seduti e che fa gola a troppi.

Difficili da spiegare e da raccontare questi giorni. Forse e’ troppo presto per scrivere. Allora lascio a Don Mario il compito: So che prima o poi mi ammazzeranno pero’ bisogna continuare. Il problema con loro (i paraco) e’ che i giovani mi credono, sanno che la soluzione non sta nel denaro facile. Il mio modo di liderare nella vereda e’ un esempio e a loro non piace l’esempio positivo. A loro interessa la morte, l’ignoranza, la corruzione, la poverta’. Solo cosi’ possono sradicarci dal nostro territorio ancestrale e cosi’ impossessarsi di cio’ che e’ nostro. Alla fine il vero nemico non sappiamo chi e’, non sappiamo se viene dall’America del Nord, dall’Europa o da qualsiasi altro angolo della terra. Noi vogliamo sapere chi e’ che ci sta ammazzando per poter morire coscienti e non con la colpa per crederci dei banditi. Perche’ abbiamo vissuto secoli nelle nostre terre e la terra su cui siamo era di mio nonno e lui decise di darla a tutti e io voglio che questa terra sia di tutti non di imprese, voglio che sia della mia gente. Io voglio che la gente possa vivere qui, felice. Hermano Rocco io sogno che qualcuno mi dica qual e’ la verita’ perche’ la terra e’ nostra e non si deve toccare.

Il bus ti riporta a cali e senti l’adrenalina che si abbassa. Il corpo tutto sembra entrare in un’altra fase, si prepara al non dover aver paura. Tu come loro, dipendente da adrenalina. La nuova droga che hai trovato per passare le giornate, che ti fa camminare, sapere dove e chi guardare, chi salutare, senza esagerare, rispettando le regole, credendo che a tutti sia comunque rimasto un elemento umano, di coscienza. Scendi nel paradero di san Antonio cammini e ti senti vuoto, nel senso che non cammini, quasi voli, 5 passi nel barrio san Antonio di Cali valgono un passo di Buenaventura, pesano meno. Entri in casa di Angelica, un bel tavolo, la musica ‘soave’. Saluti, bevi dell’acqua. E’ tutto facile e le parole sgorgano senza problemi eppure quando parli di cosa hai fatto ti rendi conto negli sguardi che stai parlando dell’altro mondo. Dimentichi che sei sempre in Colombia, che non puoi parlare di paramilitarismo come se stessi parlando di un panino al prosciutto. Ma tu sei contento e la parole vengono da sole, perche’ anche questo e’ Colombia, e c’e’ la stessa quantita’ di normalita’, dipende solo da dove hai avuto la fortuna di nascere. Poi prepari la tua camera iperbarica. Il laptop per scrivere e’ di fronte a te, il reggae di Niko per ricordare altri ritmi oltre salsa e raggaeton suona nello stereo, un po’ di nutella: provi a raccontare ma tu scrivi in italiano, e tu non vivi li’. Tutto facile cosi’.